Perché abbiamo ancora bisogno di Simone De Beauvoir

Dicono che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna. Lo sappiamo, è una cazzata. A volte le donne sono davanti, in primissima linea, come lo era Simone de Beauvoir con Jean-Paul Sartre, il suo compagno di una vita. Nata e cresciuta in una famiglia dell’alta borghesia francese, come racconta in Memorie d’una ragazza perbene, de Beauvoir è oggi considerata la fondatrice del femminismo contemporaneo. E a buona ragione. Il suo monumentale testo Il secondo sesso ha cambiato in maniera radicale la storia dei femminismi. Non c’è nessuna pensatrice che si occupi di tematiche di genere che non si sia confrontata con lei. Ma Simone de Beauvoir non è solo una teorica femminista, è molto di più, e il suo pensiero può renderci persone migliori ancora oggi.

Nella parte finale de Il secondo sesso, de Beauvoir spiega che la chiave per la liberazione della donna è abbracciare la trascendenza, come il maschio ha sempre potuto fare. Poiché la donna “non è una realtà fissa, ma un divenire”, può emanciparsi solo quando lascerà dietro di sé l’immobilità. L’unica rivoluzione possibile, per la filosofa, è la lotta socialista tramite la riconciliazione con l’uomo, finalizzata alla parità fra i sessi. “L’oppresso,” scrive, “non può realizzare la sua libertà di uomo se non nella rivolta, giacché la peculiarità della situazione contro la quale si ribella consiste proprio nell’impossibilità di ogni sviluppo positivo; la sua trascendenza si supera all’infinito solo nella lotta sociale e politica.”

(fonte thevision.com)

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